l’homo videns e il futuro

13 aprile 2010

Si può decidere di volare alto, ragionando esclusivamente di sistemi filosofici e astratti o volare come i falchi con sguardo fisso a terra. Oggi scegliamo questa seconda via.

Ilvo Diamanti su “la Repubblica” di ieri, nella giornata dei ballottaggi amministrativi, ci regala un’analisi sul voto di settimana scorsa. Un’analisi ben fatta, tendenzialmente condivisibile, attenta.

Fornisce due punti di riflessione fondamentali da cui partire (ne riporto gli stralci come scritti sul quotidiano):

1)la personalizzazione dei partiti, il declino dell’identità a vantaggio della fiducia, della partecipazione a favore delle tecniche di marketing.

2)il tempo dell’elettore fedele è finito. Siamo nell’era dell’elettore scettico.

Queste due verità empiriche non sono situazioni stallatiche immodificabili ed è compito di chi, rigettando un sistema caratterizzato da queste due caratteristiche, vuole modificare la situazione e assumersi la responsabilità di governare, agire culturalmente per invertire la rotta e non perdere la stella polare di notte.

Se è vero, com’è vero, che i mezzi per unire istituzioni e cittadini a disposizione della politica sono i partiti, stiamo assistendo compiacenti al declino del rapporto politica-società da più di un decennio, cosa visibile a tutti e più di una volta nel corso dell’ultimo anno scritta anche su questo mio spazio. Le analogie con il sistema ottocentesco dei comitati elettorali sono fin troppe. La personalizzazione, l’inesistenza di strutture (o di partiti, è uguale), l’inaffidabilità e la non selezione della classe dirigente. La variabile che è cambiata in cent’anni e mezzo è però di non poco conto: la platea elettorale e infinitamente maggiore.

Questo forse si è dimenticato quando, dal 92 in poi, si è deciso di smantellare i partiti e perdere la gloriosa storia delle organizzazioni di massa. Ciò ha portato ad un sistema bipolare che altro non fa che dividere e polarizzare. Non che disdegni la polarizzazione o l’antagonismo, ma ha portato all’immobilismo, vista l’incapacità della dirigenza nazionale, del paese. Quando si è deciso di compiere questo passo si scordarono le paurose avvisaglie consegnateci da tv7: i tre eroi, a inizio anni ottanta, per il popolo italiano erano il presidente Sandro Pertini, il pontefice Giovanni Paolo II, la conduttrice Raffaella Carrà. potere politico, potere spirituale, potere televisivo. Com’è possibile che nessuno dei grandi teorici della sinistra se ne accorse? È banale comprendere che morte le organizzazioni e la loro capacità di veicolare consensi avrebbe vinto necessariamente l’esteriorità, e quindi soldi e televisioni.

Troppo semplice è però quell’assioma che i dirigenti delle sinistre (sono molteplici a quanto pare) italiane hanno fatto per più di un decennio: Berlusconi vince perché ha i soldi e le televisioni. Troppo semplice e non realistico. E così si giunge alla terza variabile. Non esiste più identità perché manca una meta e una progettualità. La polarizzazione e l’antagonismo a prescindere sopracitato non porta altro che disassunzione di responsabilità della classe dirigente e incapacità di gestione dei problemi. Delineare un futuro per questo paese non è certo cosa facile e non credo che un Bersani, un di Pietro, un Vendola o un Ferrero siano in grado di farlo. Credo che ad oggi serva ritrovare quel rapporto con il mondo universitario e filosofico che si è perso stupidamente nel tempo. Ritrovare un filo logico in questo sbandamento generale che colpisce tre generazioni ritrovare un pensiero e una meta. Ripartire da lontano, molto prima che da Marx. che si rilegga John Locke, Montesquieu. Che si trafigga Nietzsche perché molti stimoli li ha dati. Che si torni a Gesù Cristo. È un sistema che collassa, che non ha più forza e che può essere ancora salvato.

E se tutto è, com’è, una catena, le tre variabili condizionano quella triste frase che conclude l’articolo.

Ritrovare un progetto, una ideologia, un punto d’arrivo non può prescindere dall’assunzione della propria responsabilità verso il mondo intero e verso la nostra società. Per definizione non si può assumersi responsabilità senza aver preso coscienza delle problematiche che come lance ci trafiggono. Sempre per definizione per prendere coscienza dei problemi bisogna conoscere.

Questo è il compito della cultura, della cultura politica innanzitutto. Dopo verrà il vincere. Prima è necessario avere un progetto sostanziale di cambiamento della realtà attuale.

È il caso di ripartire dai diritti umani. Pietra angolare di una società non in fase terminale che piano piano sta cedendo. Pietra angolare che l’ homo videns ha deciso di fare crollare perché troppo difficile da digerire, troppo pericolosa per vivere in una anestesia continua.

Il tempo di vaneggiare è terminato. Si regali del tempo al mondo, prima che sia troppo tardi.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s