poliziotta per amore
11 aprile 2010
Tutto d’un fiato, appena finito uno degli esami che più mi ha dato soddisfazione, su un passante partito in orario a Milano porta Venezia e arrivato in orario a Legnano.
Poliziotta per amore ti rapisce, ti colma di un sentimento che è indefinibile, che comporta sdegno e invidia, paura e ammirazione, dubbi e slanci.
È quell’emotività che i preti mi hanno sempre contestato inculcandomi nella mente la sua subalternità rispetto alla ratio, ma che è così fondamentale per le scelte e per la vita.
Quella vita degna di essere vissuta.
Le organizzazioni mafiose sono il cancro peggiore che la nostra società abbia mai conosciuto.
Un secolo e mezzo di subordinazione e sfruttamento delle classi più disagiate, un secolo e mezzo di connivenza tra potere e illegalità, un secolo e mezzo di dipendenze personali basate sull’utilizzo della violenza e della minaccia, un secolo e mezzo di silenzio e assoggettamento.
Da benpensanti padani ci si richiude dietro a quello spirito e pretesa di verginità assoluta verso un problema che ci piace ricordare, nella nostra mente, quando bisogno di cospargerci il capo di cenere non c’è, essere lontano, essere del sud, dei teroni.
Eppure abbiamo nel sangue, nel sangue arterioso, una quantità di tossine che nemmeno il primario della migliore sanità lombarda, quella in cui i cittadini comunisti si rifugiano, così qualcuno disse, saprebbe quantificare.
Si ricordi al prefetto di Milano che lo studio aiuterebbe molto nel suo lavoro: dopo il periodo stragista del 91/92 il mondo intero ha assistito ad una inversione di rotta, da una parte l’espansione verso est, nei paesi ex URSS e nel panorama mondiale della ‘Ndrangheta, dall’altra ad un inabissamento dell’utilizzo sistematico della violenza che aveva portato Cosa Nostra ad un declino che pareva inarrestabile ma che lo Stato ha deciso di fermare concedendo l’elisir della sopravvivenza al suo assassino.
Si aprano gli occhi e si faccia una tac: il cancro si espande, mangia le cellule sane e non sempre è curabile, soprattutto se in ritardo si arriva.
Possiamo non ricorrere alla chemioterapia, possiamo impegnarci poco ciascuno e cambiare qualcosa, anche poco, ma qualcosa.
Possiamo scegliere di iniziare a curarci omeopaticamente, prevenire un poco.
Innanzitutto è stata bellissima la giornata del 20 di marzo. Una Milano che camminava contro la mafia senza il suo sindaco, la maiuscola non la merita, e che commossa ricordava le vittime.
Commosso l’ho osservata, con gli occhi lucidi.
Poi modificando i consumi e privilegiando quella produzione di alimenti che distribuisce la Coop e che un così alto valore sociale e simbolico hanno: il vino di Libera e l’olio di Terre di Puglia. Questi e tanti altri alimenti.
Le tecnologie avanzano, il cancro è curabile, manca solo la predisposizione umana.